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David Bowie “For Ever And Ever”

un viaggio nel mito del Duca Bianco tra parole e musica

17 Gennai0 2026

Defrag_ – Roma

Sabato 17 gennaio il Defrag_ ha ospitato una serata speciale dedicata alla memoria di David Bowie, a dieci anni dalla sua scomparsa. A fare da filo conduttore è stato il libro “David Bowie. For Ever And Ever” di Claudio Fabretti, direttore di OndaRock. L’autore, in un fitto dialogo con Paolo Chemnitz, critico musicale e redattore di Ondarock, ha ripercorso la vita e le opere del Duca Bianco, analizzandone l’attualità e l’influenza sulle generazioni successive. L’evento è stato concepito come un vero e proprio viaggio a tappe: ogni fase della carriera di Bowie, introdotta dal dialogo, è stata poi rappresentata sul palco dalle esibizioni di diverse formazioni romane.

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Dagli esordi ai primi successi

L’apertura è stata affidata ai Mind Your Step, affiancati per l’occasione dalla cantautrice Sveva. Il collettivo ha affrontato due “mostri sacri” come “Space Oddity” e “Life On Mars?”. Una performance calibrata, all’insegna di una grande precisione tecnica, impreziosita dall’intensa vocalità di Sveva.

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L’era glam: l’ascesa di Ziggy

Il testimone è passato agli Shylock, band dalle spiccate sonorità British (con echi alla Arctic Monkeys). La loro rilettura di “Starman” e “Ziggy Stardust”, due classici assoluti dell’era glam, ha colpito per l’interpretazione e per il tocco chitarristico, molto fedeli agli originali.

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Dalla California a Berlino

Gli Aspra hanno portato sul palco un altro periodo chiave, quello della metà degli anni 70, segnato dall’abbraccio al plastic soul di “Young Americans” e poi dall’approdo a Berlino, dove sarebbe stata concepita la celebre trilogia “Low”-“Heroes”-“Lodger”. Con il suo sound contaminato che intreccia jazz e funk, la band romana ha riletto “Fame” e “Heroes” in una chiave inedita. Particolarmente apprezzato il lavoro del chitarrista, capace di dare nuova veste ai due classici.

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La star degli anni 80

La sezione sul periodo del successo planetario degli 80’s è stata affidata invece ai Friday Nights (con la partecipazione di Sofia alla voce), una band di matrice funk e dance. Le loro versioni di “Let’s Dance” e “Modern Love” hanno restituito lo spirito festoso e l’impronta ritmica di quella fase di carriera.

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Dagli anni 90 all’epilogo

La chiusura del cerchio narrativo è toccata ai Wild Mint. Forti di un’identità matura che mescola rock sperimentale, elettronica e darkwave, si sono rivelati la scelta ideale per interpretare il Bowie più cupo e riflessivo di “I’m Afraid of Americans” (da uno dei lavori più interessanti degli anni 90, “Earthling”) e l’epitaffio “Lazarus”, contenuto in “Blackstar”, l’album-testamento dell’artista inglese, uscito due giorni prima della sua scomparsa.

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Al termine delle esibizioni, la giuria ha assegnato un riconoscimento alla miglior cover della serata. A vincere sono stati gli Shylock con la loro versione di “Starman”, convincente non solo per l’interpretazione del cantante e per l’esecuzione del chitarrista, molto fedele allo stile di Mick Ronson, ma anche per la cura scenica – dalla saetta multicolore sul volto alle movenze del frontman – che ha saputo evocare con rispetto e carisma il vero spirito bowiano dell’era glam. La serata si è poi conclusa con una jam in cui le band hanno proposto i propri brani originali.

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Articolo a cura di Elisabetta Fabretti