RACCOON MUSIC AWARD 2025/26
Venerdì 13 marzo il palco del Wishlist si è acceso per ospitare la prima delle due semifinali del Raccoon Music Award, il contest dedicato alla migliore scena emergente under 30. Sei i protagonisti della serata, ciascuno impegnato in un set da 12 minuti per contendersi un posto nella finalissima del 13 giugno al Monk.
Ad aprire le danze, fuori concorso, è stato il punk-rock degli Acme: grazie a un carisma trascinante, la band ha magnetizzato i flussi di un pubblico in costante crescita. Il testimone è poi passato ai Sine Mora, giovane rock band autrice di un set energico che ha rifinito l’atmosfera: al termine delle due aperture, il Wishlist registrava ormai il sold-out con circa 200 presenze, preparando il terreno ideale per l’inizio della gara.
La Giuria d’eccezione
A valutare le esibizioni, una commissione di esperti del settore:
- Claudio Fabretti: fondatore e direttore di Ondarock.
- Paolo Chemnitz: redattore di Ondarock e dj del panorama dark romano.
- Vincenzo Storm: promoter della scena indie-rock (Underground si muove) e speaker di Radio Rock Italia.
- Alessandro Guardia: fondatore e direttore dell’etichetta Alfa Music, con un catalogo di oltre 350 titoli tra jazz, pop e rock.
Il Sistema di Voto
Il verdetto della serata è scaturito da un sistema di voto integrato. La Giuria tecnica ha espresso le proprie preferenze in trentesimi, mentre il pubblico ha partecipato attivamente tramite un sistema digitale: scansionando il QR code presente sul proprio biglietto e inserendo un codice univoco, ogni spettatore ha potuto generare il proprio podio personale.
Il calcolo finale ha incrociato i voti dei quattro giudici con i bonus derivanti dalla classifica popolare, che assegnava punteggi a scalare (dai +30 punti per il primo classificato ai +18 per le ultime posizioni), garantendo un equilibrio tra qualità tecnica e gradimento della sala.
I protagonisti in gara:
La selezione di questa prima semifinale spazia tra generi e attitudini differenti:
Delilah Earnshaw
GIURIA: 77 pt
PUBBLICO: 18 pt
Porta sul palco il versante più eccentrico del synth-pop. Tra suggestioni alla Lady Gaga e richiami estetici ai primi anni Duemila, il suo è un vero show multidisciplinare tra costumi e coreografie. Il suo punto di forza risiede nella sicurezza scenica e nella fantasia visiva; la giuria si è mostrata curiosa di valutare come la sua performance possa espandersi su palchi di più ampie dimensioni.
Il parere tecnico della giuria:
Confermato il talento e la presenza carismatica; tuttavia, l’assenza di una band dal vivo ha rappresentato uno svantaggio in termini di impatto sonoro, precludendole l’accesso alla finale.
Beabi
GIURIA: 90 pt
PUBBLICO: 25 pt
Le sue influenze pop e R&B d’oltreoceano trovano una sintesi efficace nei testi in italiano, sostenuti da una band tecnicamente ineccepibile. Già apprezzata nei round precedenti per eleganza e vibrazioni energetiche, Beabi ha confermato le aspettative, conquistando il pubblico con naturalezza e aggiudicandosi il passaggio del turno.
Il parere tecnico della giuria:
Una prova vocale di livello supportata da un sound avvolgente e “dolce”. La capacità di intercettare il gusto del pubblico, unita a una performance solida, la rende una delle proposte più compiute della serata.
Alchimisti Anonimi
GIURIA: 85 pt
PUBBLICO: 18 pt
Una formazione capace di far dialogare pop, jazz e blues con estrema fluidità. Durante i round il gruppo ha convinto per originalità e sinergia d’insieme, con una nota di merito per la frontwoman, vero motore carismatico di uno show dinamico. Nonostante la qualità, i margini di crescita ancora da esplorare non hanno permesso il superamento del turno.
Il parere tecnico della giuria:
Una prova importante che mostra ampi margini di maturazione. Sebbene la performance sia apparsa meno incisiva rispetto alle precedenti apparizioni (al Let it Beer), il gruppo ha saputo sfruttare bene gli spazi del Wishlist. Resta il rammarico per un’eliminazione arrivata per un soffio, a fronte di un sound caldo e una cantante di indubbio talento.
Mind Your Step
GIURIA: 75 pt
PUBBLICO: 22 pt
I Mind Your Step declinano la loro attitudine sperimentale verso i territori dell’urban-pop. La giuria ha premiato la loro evoluzione stilistica e la preparazione tecnica, sottolineando le ritmiche coinvolgenti e l’ottimo timbro vocale del frontman. Tuttavia, il mancato passaggio del turno suggerisce la necessità di un ulteriore lavoro di rifinitura, a fronte di margini di crescita comunque evidenti.
Il parere tecnico della giuria
Notevole l’impegno profuso nella cura estetica e nell’arrangiamento: la presenza di otto elementi sul palco (incluse coriste e sax) ha dato vita a un set ambizioso, forse fin troppo per le dimensioni del club. Restano il gruppo che ha compiuto il percorso di crescita più evidente, raggiungendo una solida maturità espressiva.
hibiscus
GIURIA: 94 pt
PUBBLICO: 30 pt
Radici siciliane e un sound che intreccia R&B e hip-hop: Hibiscus è un progetto compatto dalla cifra stilistica già ben definita. Questa identità marcata, che le aveva già garantito il primato provvisorio nelle selezioni, le ha permesso di confermare le aspettative e volare in finale.
Il parere tecnico della giuria
È indubbiamente tra le favorite per la finale. Voce preparata, band di alto livello e una gestione degli arrangiamenti molto curata. La sua capacità di “flirtare” con l’hip-hop senza perdere l’appeal pop crea una commistione che convince sia la giuria che il pubblico.
Wild Mint
GIURIA: 108 pt
PUBBLICO: 20 pt
Rock sperimentale con venature shoegaze e atmosfere trip-hop: i Wild Mint si contraddistinguono per un sound denso, intimo e stratificato. Definiti tra i progetti più maturi del contest, hanno convinto immediatamente la giuria, guadagnando l’accesso alla finale.
Il parere tecnico della giuria
Rappresentano la proposta più originale e sofisticata. Il loro sound oscuro si stacca dai cliché rock grazie a inserti elettronici e riferimenti nobili ai primi anni 90 (Portishead su tutti). La voce della frontwoman si distingue per potenza e controllo; una band di assoluto spessore emotivo e tecnico.
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Articolo a cura di Elisabetta Fabretti


