RACCOON MUSIC AWARD 2025/26
la seconda semifinale al Wishlist
3 Aprile 2026
Venerdì 3 aprile, il palco del Wishlist ha ospitato l’ultima delle due semifinali del Raccoon Music Award, contest dedicato alla promozione della migliore scena emergente under 30. Durante la serata sono emerse diverse sfaccettature della scena romana, unite dall’urgenza viscerale di mettersi a nudo attraverso la musica, cercando un contatto autentico con il pubblico.
Prima della gara vera e propria — che ha visto sei progetti contendersi un posto per la finale del 13 giugno al Monk — a scaldare l’atmosfera ci hanno pensato i Cruz Luma, duo che fonde elettronica, dark-wave e suggestioni shoegaze, e gli Shylock, solido progetto pop-rock che aveva già raggiunto la finale nella scorsa edizione. Alle 22:00, la competizione ha preso il via.
La Giuria d’eccezione
A valutare le esibizioni, una commissione di esperti del settore:
- Claudio Fabretti: fondatore e direttore di Ondarock.
- Paolo Chemnitz: redattore di Ondarock e dj del panorama dark romano.
- Ljós Berinn: redattrice di Ondarock, dj di musica disco.
- Alessandro Guardia: fondatore dell’etichetta Alfa Music, con un catalogo di oltre 350 titoli tra jazz, pop e rock.
Il Sistema di Voto
Il verdetto della serata è scaturito da un sistema di voto integrato. La Giuria tecnica ha espresso le proprie preferenze in trentesimi, mentre il pubblico ha partecipato attivamente tramite un sistema digitale: scansionando il QR code presente sul proprio biglietto e inserendo un codice univoco, ogni spettatore ha potuto generare il proprio podio personale.
Il calcolo finale ha incrociato i voti dei quattro giudici con i bonus derivanti dalla classifica popolare, che assegnava punteggi a scalare (dai +30 punti per il primo classificato ai +18 per le ultime posizioni), garantendo un equilibrio tra qualità tecnica e gradimento della sala.
I protagonisti in gara:
La selezione di questa semifinale spazia tra generi e attitudini differenti:
Flowhertz
GIURIA: 90 pt
PUBBLICO: 22 pt
Ad aprire le danze sono i Flowhertz, formazione che si muove con disinvoltura tra pulsazioni funk-dance e un mix fresco che guarda tanto alla disco quanto alla tradizione napoletana. Il gruppo mette in mostra un interplay solido e una sezione ritmica trascinante, specchio di una caratura tecnica già evidente.
Il parere tecnico della giuria:
I Flowhertz hanno confermato di essere un ensemble elegante e tecnicamente preparato. La giuria ha apprezzato in particolare la loro vibrante anima mediterranea, con l’eredità di Pino
Scar
GIURIA: 87 pt
PUBBLICO: 18 pt
Il cambio di registro arriva con Scar, progetto di cantautorato indie che affonda le radici nella cronaca del quotidiano, traducendola in una scrittura introspettiva e intimista. La solida preparazione presso l’Officina Pasolini emerge chiaramente nella cura del testo, permettendogli di plasmare un’atmosfera intima e d’impatto, capace di catalizzare completamente l’attenzione del Wishlist.
Il parere tecnico della giuria:
Presentatosi sul palco accompagnato dalla band, Scar ha mostrato un volto parzialmente inedito. Sebbene la sua dimensione naturale sembri essere quella solitaria, la giuria ha apprezzato l’efficacia degli arrangiamenti e la tenuta del palco, descrivendolo come un’anima romana autentica e artisticamente matura.
Tuttavia, nonostante la prova convincente, Scar non ha superato il turno. In un contesto così competitivo, il suo carisma malinconico non è bastato per staccare il pass per la finale: resta la certezza di un talento cristallino che dovrà ora lavorare sul perfetto bilanciamento tra l’intimità del singolo e l’impatto del collettivo.
Make it One
GIURIA: 83 pt
PUBBLICO: 30 pt
È poi il turno dei Make It One, capaci fondere abilmente rock demenziale e cantautorato.
Tra riff giocosi e testi surreali, la band sprigiona un’energia sincera, acida e distorta, riuscendo nell’impresa di far divertire il pubblico senza perdere di vista la qualità. Una prova di forza che è valsa loro l’accesso alla finale del Monk.
Il parere tecnico della giuria:
I Make It One si sono rivelati dei veri devoti al verbo di Frank Zappa, mediato da una fitta rete di influenze legate al rock demenziale più colto. Tecnicamente solidissimi, rappresentano i veri outsider della rassegna: una sorta di “Elio e le Storie Tese” che colpisce per l’originalità e la capacità di differenziarsi nettamente dal resto delle proposte. Il talento dei ragazzi è indiscutibile.
Corpoceleste
GIURIA: 100 pt
PUBBLICO: 20 pt
Il testimone passa a Corpoceleste, progetto pop contemporaneo che pone al centro il songwriting per affrontare tematiche sentimentali e inquietudini generazionali. L’artista si è messo a nudo mostrando un’anima semplice e delicata, riuscendo a conquistare il Wishlist.
Complice anche il supporto di una band capace di dare respiro e volume alle composizioni, proiettandolo dritto verso la finale al Monk.
Il parere tecnico della giuria
Corpoceleste si è rivelato la vera sorpresa della serata. Se nelle precedenti apparizioni lo avevamo apprezzato in una dimensione più intima e raccolta, sul palco del Wishlist è andata in scena una vera e propria esplosione pop dalle forti tinte indie. A colpire sono state soprattutto le melodie dal piglio immediato unite a una presenza scenica coinvolgente.
Upnea
GIURIA: 99 pt
PUBBLICO: 25 pt
Il Wishlist accoglie poi Upnea, progetto che emerge da una ricerca sonora quasi ossessiva: l’obiettivo dichiarato è quello di “uscire dalla propria pelle”, unendo un mood urban e sperimentazione. Upnea continua la sua costante evoluzione: se nelle tappe precedenti il set era affidato esclusivamente alla batteria, l’aggiunta della chitarra segna una svolta decisiva, un cambio di marcia che lo proietta verso la finale.
Il parere tecnico della giuria
La performance di Upnea è stata accolta come una scommessa vinta. Ascoltando i consigli ricevuti nelle scorse fasi del contest, l’artista ha arricchito il suono rendendolo decisamente più pieno e d’impatto. Nonostante la matrice resti quella di un rap politico e consapevole, l’attitudine emersa è stata definita “punk” per l’urgenza e la potenza sprigionata sul palco. Il lavoro di ricerca dietro il progetto è parso evidente e di grande spessore, rendendo la sua finale uno dei traguardi più meritati della serata.
LOĒ
GIURIA: 81 pt
PUBBLICO: 18 pt
A chiudere il cerchio delle esibizioni è LOĒ, progetto che fonde la potenza di una vocalità graffiante e carica di espressività con sonorità elettroniche moderne attraverso un linguaggio fluido e diretto. Nonostante la prova di alta qualità e la crescita indubbia durante il contest, LOĒ non è riuscito a passare il turno.
Il parere tecnico della giuria
LOĒ si è confermato un artista capace di curare il fattore estetico, con suggestioni che richiamano il David Bowie di metà anni ’70, e di sprigionare uno spirito rock italiano che evoca la miglior vena ispirativa di un Gianluca Grignani, supportato da una band solida e in totale sintonia con la visione del solista. Nonostante la prova vocale notevole e un’identità già ben definita, LOĒ non ha ottenuto l’accesso alla finale. Il suo resta comunque un percorso di grande spessore all’interno del contest, segnato da una crescita costante e da una presenza scenica magnetica.
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Articolo a cura di Elisabetta Fabretti


