Raccoon Music

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RACCOON MUSIC AWARD 2025/26

Intervista ai Make it One

Il countdown per la finalissima della seconda edizione del Raccoon Music Award è ufficialmente iniziato. Il 12 giugno si sfideranno infatti, sul palco del Monk i finalisti del Raccoon Music Award, tra le proposte spiccano i MAKE IT ONE, che propongono un’energia sincera, acida e distorta, muovendosi con naturalezza tra sonorità rock, grunge e una spiccata ironia demenziale. La nostra redattrice e conduttrice, Elisabetta Fabretti, ha fatto quattro chiacchiere con loro per scoprire meglio il loro mondo, prima dello scontro finale.

I biglietti per assistere alla finale nel teatro centrale del Monk sono già disponibili.
Per assicurarti il tuo posto ed evitare code all’ingresso, ti consigliamo di acquistarli in anticipo su
Link ai Biglietti:
i primi biglietti sono in promozione a 10€ fino al 7 di giugno, per poi passare alla seconda fascia di 12€. Se decidi di acquistarli direttamente la sera dell’evento al botteghino, il prezzo sarà invece di 15€.

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Ci troviamo a Radio Rock con i Make It One, finalisti del Raccon Music Award. Infatti tra poco ci sarà la finalissima il 12 giugno al Monk. Allora ragazzi, come state innanzitutto?

Santi: Bene, bene.

Domenico: io seduto.

Chi siete e cosa fate all’interno della band?

Santi: Beh io sono Santi, suono la batteria.

Antonino: Io sono il cantante, suono l’armonica, occasionalmente il basso.

Terzo membro: Io la chitarra, occasionalmente il piano.

Com’è nata la band?

Santi: Ci siamo conosciuti veramente in maniera molto fortuita a un falò in spiaggia quando stavamo in Sicilia. Avevamo tre cose in comune: essere rilassati, la musica e rilassarci dopo aver ascoltato musica. Abbiamo iniziato a parlare e a dire “Ah, ma io ascolto i Nirvana!”, “No, pazzesco!”. Da lì si è detto “Vedi che ci vediamo, ci uniamo questi giorni, proviamo a suonare”.

E poi voi siete tutti in realtà siciliani e vi siete trasferiti, mi raccontavate…

Domenico: Io mi sono trasferito per primo nel 2022 e poi loro mi hanno seguito a ruota praticamente subito. Ci chiamiamo Make It One più o meno dal 2021, avevamo in mente di fare questo progetto insieme e abbiamo deciso di continuarlo qui.

Santi: Forse più che continuarlo iniziarlo davvero, perché prima suonavamo letteralmente in una stalla. Fino a quando lui non si è cagato in mano perché ha visto un serpentone una volta!

Domenico: Il Geco fu il primo brano che abbiamo fatto, e nasce proprio in questa stalla perché c’era realmente un geco che si nascondeva dietro ai quadri.

Quest’anno voi avete partecipato al contest a Raccoon. Com’è andata l’esperienza?

Antonio: Super divertente in realtà. Abbiamo conosciuto un sacco di gente, un sacco di bellissime persone, un sacco di bella musica.

Nella vostra biografia dite di sprigionare un’energia sincera, acida e distorta. Cosa significa?

Santi: Acido perché i suoni acidi in realtà e distorti ci sono sempre piaciuti e in qualche modo sono quelli che se li ricerchi ti possono anche un po’ di più avvicinare alla creatività. E sincera perché siamo molto alla mano.

E quali sono i vostri ascolti che più vi influenzano in particolare per questo progetto? A livello ironico se avete un riferimento?

Antonio: Le influenze sono sempre state Nirvana, Pink Floyd… poi ci siamo comunque approcciati tanto alla musica demenziale con Skiantos, Elio e le Storie Tese, Frank Zappa.

Domenico: La musica demenziale è stato più perché non siamo in grado di parlare seriamente, di prenderci sul serio. Non è stato qualcosa di troppo pianificato.

Santi: nel tuo essere ironico, nel tuo far lo stupido, in realtà magari spesso e volentieri stai anche cercando di fare emergere una critica di un certo tipo. Poi lo voglio fare, mi voglio divertire, ci deve piacere, questa roba ci viene naturale, perfetto, preferisco fare quello che mi viene estremamente naturale.

So che voi infatti state lavorando già a qualcosa, c’è un EP. Cosa dobbiamo aspettarci da questo EP?

Membro: Quattro pezzi. L’EP sarà aperto dal Geco, il secondo pezzo Amici Vermi, il terzo Liburom e l’ultimo a chiudere Il Toro. Infatti la verve ironica esce, i suoni acidi, sinceri e distorti ci sono. C’è un rutto, ecco, questo lo possiamo dire. Domenico è molto bravo a ruttare.

Allora io vi faccio un grosso in bocca al lupo e ci vediamo direttamente per la finale il 12 giugno al Monk.

 

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Articolo a cura di Elisabetta Fabretti