RACCOON MUSIC AWARD 2025/26
Il countdown per la finalissima della seconda edizione del Raccoon Music Award è ufficialmente iniziato. Il prossimo 12 giugno, il palco del Monk di Roma si accenderà per l’atto finale del contest e, tra i progetti più attesi e imprevedibili, c’è sicuramente lui. La nostra redattrice e conduttrice Elisabetta Fabretti ha fatto quattro chiacchiere con Upnea per farsi raccontare qualcosa in più sul suo mondo prima dello scontro decisivo.
I biglietti per assistere alla finale nel teatro centrale del Monk sono già disponibili.
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Partiamo con la domanda di rito: chi è Upnea?
Una bellissima domanda. Sono un rapper che cerca di lavorare su strumentali elettroniche, ma con forti influenze punk.
Il tuo nome d’arte, Upnea, è molto interessante. Da dove viene?
Diciamo che è nato prima il nome e poi, chiaramente, il progetto. È legato a una mia caratteristica emersa durante le lezioni di canto: la tendenza a dimenticarmi di respirare. Questo poi si riflette in una sorta di stato d’ansia, un modo di approcciare la vita come se fossi sempre, appunto, in apnea. La “U” iniziale è una scelta stilistica, per leggerlo all’americana, nonostante in Italia tutti dicano “Apnea”, il che complica un po’ le cose. Per me il rap è un modo per affrontare determinati temi e, in un certo senso, per respirare ed esorcizzare questa tendenza.
Sappiamo che hai una personalità molto eclettica: non fai solo rap, ma sei anche DJ, canti, reciti, conduci… insomma, di tutto. Perché, per esprimerti, hai scelto proprio il linguaggio del rap?
Dipende da cosa voglio trasmettere. Tutte le attività che hai menzionato mostrano diverse sfaccettature della mia personalità e del mio modo di approcciarmi al mondo. Il rap, però, è il mio sfogo. Col tempo ho capito che il mio canale di comunicazione ideale è un rap sociale, aggressivo, arrabbiato e di denuncia; un mezzo strettamente personale per parlare delle cose che non mi piacciono e liberarmene.
Durante il contest la giuria ha evidenziato proprio questo tuo approccio un po’ punk. Ti va di parlarcene? Com’è emerso? È stata una scelta voluta o è venuto da sé?
Il progetto Upnea è piuttosto recente: ho indossato questa veste e intrapreso questo nuovo modo di fare musica da meno di due anni. Grazie al contest ho capito che devo spingere proprio sulla componente punk evidenziata dai giudici. Prima non me ne rendevo del tutto conto; magari lo ero nello stile o nel modo di vestire, ma alla fine ho capito che il mio punto di forza è l’interesse per i temi sociali ed estremi. È un modo di esprimersi radicale e, di conseguenza, punk. Penso che continuerò su questa strada… andrà sempre peggio!
E quali sono, invece, gli artisti che ti influenzano di più?
Sono vari e spesso non c’entrano nulla con il genere che propongo. La mia grande musa ispiratrice è Charli XCX. Nell’urban rap italiano ce ne sono tantissimi che stimo, come Gemitaiz, Marracash e Noyz Narcos. Guardando oltreoceano, direi sicuramente Tyler, the Creator. Ho molti punti di riferimento diversi all’interno della scena urban.
Il tuo sound si sta spostando sempre di più verso l’elettronica. C’è qualche artista in particolare che ti ispira o è un’evoluzione naturale?
È nata in modo abbastanza naturale. Certo, come dicevo, Charli XCX è un’ottima fonte d’ispirazione per gli arrangiamenti, ma in generale è stato un percorso spontaneo. Ascolto molta elettronica, anche se non saprei fare nomi specifici; mi affascina quel sound ibrido che unisce l’elettronica al rap. Spesso mi lascio ispirare da rapper che solitamente fanno altro, ma che hanno sperimentato sonorità più elettroniche e “acide”, che ho voluto replicare.
Il tuo progetto si è evoluto molto quest’anno: Upnea nasce come solista, poi per il contest hai aggiunto la batteria e ora, per le semifinali, hai inserito anche la chitarra. È un percorso pieno di sorprese; parlaci di questa evoluzione.
Sì, sono partito da solo. L’impronta iniziale di Upnea è puramente elettronica, legata a stilemi come la cassa dritta. Per il contest, però, ho voluto sperimentare e uscire dalla mia zona di comfort, inserendo elementi del rock-punk classico, un tocco più “suonato” all’interno del progetto. Mi sono trovato benissimo: ho iniziato con la batteria per dare un groove e una carica differenti, poi, seguendo il consiglio dei giudici, ho aggiunto la chitarra. Chissà se in futuro ne arriverà un’altra! Mi entusiasma l’idea di avere sul palco altri musicisti che suonano dal vivo, perché trasmettono un’energia pazzesca, che è esattamente ciò che cerco durante i live.
Per il futuro sai già quale strada prenderà Upnea o è ancora un’incognita?
È ancora una grande incognita. L’unica certezza è che voglio spingere ancora di più sulla vena punk e sui temi sociali. Dal punto di vista strutturale e organizzativo, invece, sto ancora definendo la direzione.
Cosa ti porti a casa dall’esperienza al Raccoon Music Award?
Sicuramente i miei compagni di viaggio, Giorgio alla batteria e Alessandro alla chitarra, e tutta la loro energia. Mi porto dietro la consapevolezza che il palco debba essere un’occasione per comunicare, trasmettere un messaggio forte e prendere una posizione, mostrando una precisa identità. È un bagaglio che influenzerà sicuramente la mia produzione musicale futura.
C’è stato un commento in particolare da parte dei giudici che ti ha fatto scattare una scintilla o accendere una lampadina sul tuo progetto?
Bella domanda. Probabilmente il commento sul fatto che io sia destinato a palchi più grandi. Non tanto per una questione di presunzione, quanto per la consapevolezza della mia presenza scenica. I giudici l’hanno apprezzata, e a me piacerebbe molto calcare palchi più importanti proprio per poter fare più “casino” insieme a un pubblico più numeroso.
Esatto, anche perché ti muovi moltissimo, quindi un palco grande è quasi una necessità!
È vero, mi muovo parecchio!
Prima di lasciarci, c’è qualcosa che vuoi svelarci sulla finale? Ti va di lasciarci qualche piccolo spoiler?
Tra i due brani che presenterò, uno è un pezzo che ho già proposto e che il pubblico apprezza molto; l’altro sarà invece un medley di due tracce nuove, quindi avremo ben due inediti. Per tutto il resto, lo scoprirà solo chi sarà presente.
Ottimo, ci piacciono le sorprese! Allora ti faccio un grande in bocca al lupo e ci vediamo il 12 giugno per la finalissima del Raccoon Music Award al Monk.
Ciao!
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Articolo a cura di Elisabetta Fabretti


