RACCOON MUSIC AWARD 2025/26
Intervista Ai Wild MInt
Il countdown per la finalissima della seconda edizione del Raccoon Music Award è ufficialmente iniziato. Il prossimo 12 giugno, sul palco del Monk sti sfideranno i finalisti del contest. Tra le proposte più originali spiccano i Wild Mint, con un sound che fonde rock-sperimentale, shoegaze e darkwave. La nostra redattrice e conduttrice Elisabetta Fabretti ha fatto quattro chiacchiere con lloro per farsi raccontare qualcosa in più sul loro mondo prima dello scontro decisivo.
I biglietti per assistere alla finale nel teatro centrale del Monk sono già disponibili.
Per assicurarti il tuo posto ed evitare code all’ingresso, ti consigliamo di acquistarli in anticipo su
Link ai Biglietti:
i primi biglietti sono in promozione a 10€ fino al 7 di giugno, per poi passare alla seconda fascia di 12€. Se decidi di acquistarli direttamente la sera dell’evento al botteghino, il prezzo sarà invece di 15€.
Presentatevi: chi siete e quali ruoli ricoprite nella band?
Carlotta: Io sono Carlotta, canto e suono il basso.
Valerio: Io sono Valerio e mi occupo di chitarre e tastiere.
Federico: E io sono Federico, suono la batteria.
Voi avete un sound molto particolare, rock sperimentale dalle sfumature shoegaze. È stato molto interessante seguire il vostro progetto all’interno del contest, soprattutto perché spicca per originalità rispetto a ciò che si sente di solito in giro. Vi chiedo quindi: com’è nato questo stile? Quali sono i vostri ascolti e le vostre influenze principali?
Carlotta: È sicuramente un mix di tutto ciò che ascoltiamo e, soprattutto, di quello che vogliamo trasmettere al pubblico. Ci piace proporre qualcosa di alternativo ma, al tempo stesso, accessibile. Per questo scriviamo testi nei quali le persone si possano ritrovare, accompagnati da una musica più ricercata rispetto al pop classico. Credo che l’impronta elettronica principale provenga da me e Federico, mentre Valerio ci ha dato quella brillantezza più pop.
Quali sono gli artisti che ascoltate di più in questo periodo?
Federico: Io ho ascoltato a lungo, e continuo ad ascoltare, Nu Metal. Probabilmente l’origine delle nostre influenze shoegaze deriva dal fatto che amo da sempre i Deftones. Negli ultimi anni, poi, ho scoperto la musica indipendente e underground italiana; in questo periodo sono molto legato ai Post Nebbia.
Valerio: Per quanto mi riguarda, al di là dei Radiohead che rimangono una costante per tutti noi, di recente sto ascoltando molto gli Strokes e i Beatles. Inoltre, ci influenziamo a vicenda: Federico ci ha fatto scoprire i Post Nebbia e i Mòn, quindi alla fine condividiamo molti ascolti.
Carlotta: Sì, siamo un po’ tutti figli delle ricerche di Federico: è lui lo scout del gruppo, quello che spulcia ogni playlist. Io però ho un mio gruppo del cuore assoluto, gli Studio Murena, una band italiana che fonde jazz, rap e cantautorato; li adoro. Fin dall’infanzia, poi, sono stata immersa nella musica: mio padre mi ha fatto scoprire David Bowie, Nick Cave, i Depeche Mode e i Rolling Stones. C’è una solida base rock e pop nelle nostre radici.
Ricordo che nella vostra biografia avete menzionato anche influenze dark wave. State già lavorando a qualcosa in questa direzione per il futuro dei Wild Mint?
Carlotta: Ci sono dei nuovi pezzi in cantiere, stiamo scrivendo una nuova raccolta di brani e le sonorità saranno decisamente più new wave e marcatamente dark.
Come nasce, concretamente, un vostro pezzo? Come si fondono tutte queste influenze quando vi trovate a creare una canzone?
Federico: Di solito ognuno lavora inizialmente per conto proprio, buttando giù basi, giri di accordi o riff di chitarra e pianoforte. Poi presentiamo queste idee al resto del gruppo e ognuno aggiunge il proprio contributo. Creiamo una demo lavorando tutti insieme al computer, inserendo synth ed effetti. Successivamente Carlotta scrive il testo e la linea melodica della voce, anche se a volte capita che io e Valerio collaboriamo alla stesura delle linee vocali. In sintesi, partiamo da uno spunto individuale per poi rielaborarlo collettivamente finché non raggiungiamo la quadra.
Passando invece all’esperienza al Raccoon: quest’anno avete partecipato e avete raggiunto la finale. Com’è andato questo percorso?
Carlotta: È stata un’ottima opportunità per suonare e per ascoltare gli altri dal vivo. Abbiamo conosciuto molti artisti emergenti come noi. Credo che l’aspetto più bello sia stato proprio stringere amicizie e legami autentici all’interno di un panorama musicale che oggi si sviluppa quasi esclusivamente sui social.
Cosa ne pensate in generale della scena emergente romana?
Oltre a essere musicisti, siamo innanzitutto grandi appassionati di musica, specialmente di quella underground. Abbiamo frequentato tantissimi concerti insieme e, di conseguenza, abbiamo stretto molte amicizie nella scena romana: dai Valle Paradiso a Mattia Luna, fino agli Abat-jour e a tutto il circuito di Raccoon, come gli Aspra, i Sinemora e gli Shylock. Ci sono poi band di altre generazioni che consideriamo pilastri dell’underground locale, come i Mòn, gli RBSN o i Pitoni. Ne pensiamo assolutamente bene. Ci piace il fatto che mantenga una dimensione di nicchia e quell’aura un po’ misteriosa; al tempo stesso è un movimento estremamente vivo, e la risposta del pubblico lo dimostra chiaramente.
Prima di salutarci, avete qualche anticipazione da darci per la finalissima del 12 giugno?
Carlotta: Possiamo svelare che presenteremo un brano inedito, che suoneremo dal vivo per la prima volta proprio sul palco del Monk. Siamo davvero felici di poterlo presentare in quell’occasione.
Fantastico! Sarà una serata ricca di sorprese.
Ragazzi, vi faccio un grande in bocca al lupo per la finale e grazie mille per essere stati con noi.
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Articolo a cura di Elisabetta Fabretti


